21 marzo 2025. Il tempo è l'ipotesi del grande sognatore.
19 marzo 2025. La caramella offerta al bambino ed i gadget d'antan. Ovvero diffidare dalle buone intenzioni se dietro ad esse si cela il lupo. Ma come saperlo?
Dopo l'arrivo dell'ESSO BANK, la curiosità si posa su altri vecchi salvadanai e l'acquisto di questo piccolo cimelio mi ha fatto scoprire una storia interessante del passato che va rispolverata.
In breve, per quanto si cerchi... la Banca Agricola Italiana (BAI), che traeva le origini dalla Banca privata Angelo Cravario & C fondata nel 1873 aveva come peculiarità il volersi occupare della raccolta dei depositi del mondo rurale. Non per niente tale intento è ben evidente nel retro del manufatto che mostro, oltre che per mezzo di una spiga di grano in prima evidenza, anche dalla frase estrapolata da una bucolica di Virgilio: "OMNIS FERET OMNIA TELLUS" che rinsalda il principio della ruralità dando centralità alla terra che dona tutto a tutti.
Ma si sa, le buone intenzioni promesse spesso sono tradite dalle inespresse cattive intenzioni. La banca subì cambi di assetto nel 1920 prima e nel 1921 poi ad opera del finanziere biellese Riccardo Gualino che acquisì l'Istituto, rilevò nel 1923 anche le quote di Angelo Cravario e lasciando la carica di amministratore delegato dell'Istituto a Paolo Pedrotti, suo uomo di fiducia, mal riposta peraltro, operò al solo fine di sostentare le proprie imprese tra cui la neonata Snia-Viscosa. A dispetto dell'elevato livello di raccolta, però, l'Istituto viveva sempre in uno stato di carenza di liquidità, a causa di un eccesso di immobilizzi a favore delle imprese di Gualino che nel 1928 comportavano per la Banca vuoti di cassa pari ad 800 milioni di lire, quasi 2/3 dell'attivo della Banca (dal sito di Banca San Paolo, come buona parte dei dati che qui si enumerano, n.d.a.): ciò portò alle dimissioni di Pedrotti (che di suo aveva anche effettuato speculazioni private in Borsa con fondi dell'Istituto). Nell'ottobre del 1930, dinanzi al Consiglio Nazionale delle Corporazioni, Mussolini affermò che "non tutti possono essere salvati; taluni meritano anzi di colare a picco. La maggioranza di questi ultimi appartiene alla categoria [...] degli abborracciatori di affari; uomini, più che intraprendenti, temerari; acrobati dell'industria e della finanza; supremamente e disinvoltamente enciclopedici nelle iniziative; la loro gamma va dal cemento alla cioccolata; dal più pesante come il piombo, al più leggero come la seta artificiale". Non a caso il Duce si riferiva proprio a Gualino, impegnato in tutti i settori industriali citati, che fu così arrestato il 19 gennaio del 1931.
Agli albori della creazione della BANCA intesa e denominata come AGRICOLA ed ITALIANA, si presume ci potessero essere stati tutti i più buoni intenti, perseguibili con le modalità tipiche di un'istituto di credito che si rispetti: DEPOSITI, CONTI CORRENTI, SCONTI, ANTICIPAZIONI, TITOLI, CAMBIO. Anche a questi riferimenti il gagdet informava i piccoli e grandi risparmiatori che se ne fossero serviti.
Ma, in fondo, quello che nasceva come strumento di educazione alla parsimonia instaurava al contempo un concetto moderno di marketing psicologico, ben celato dal "lupo capitalista", che voleva creare un legame di lungo periodo tra marchio e consumatore al fine di distrarre le somme verso gli intenti suoi propri. La vera banca era custodita nel gadget e fintantochè il risparmio fosse rimasto contenuto dentro di esso la forzata dieta finanziaria avrebbe consentito una limitazione all'acquisto compulsivo del superfluo, fino alla creazione di un trampolino ideale al futuro acquisto ancora più inutile, in caso di apertura. Morale: Il lupo c'è sempre, non nascosto nella foresta, ma dietro il marchio o dentro di noi ed è affamato.
17 marzo 2025. Questo salvadanaio sella Società Italo Americana Petrolio- Genova aspettava di raggiungermi da qualcosa come 2 anni e mezzo. Ma perchè ciò avvenisse occorreva perfezionare un cambio con la persona più incasinata e lenta che io conosca, il caro amico Carlo. Alla fine ci siamo riusciti. Lo ringrazio per l'attesa, benchè penso debba essere lui a dover ringraziare me per averlo aspettato. Ad ogni modo, prosegue la collezione delle scatole giocattolo. Stavolta si tratta di una macchina fotografica salvadanaio.
L'aspetto esteriore di macchina fotografica con un secondo uso possibile lo avevo già in collezione in un oggetto apparentemente simile, ancorchè non proprio salvadanaio.
Devo dire di continuare a preferirlo. Da sempre in collezione, benchè non in latta, mi ha sempre stregato per la concezione stessa. Non tanto perciò per quello che mostra ma, come sempre, per quello che cela...
9 marzo 2025...
4 marzo 2025. Martedì grasso. Mio padre compie 80 anni e le carnascialate sono agli sgoccioli.
11 febbraio 2025. Munch e Marinetti.
6 febbraio 2025. Cento anni fa fervevano i preparativi della Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne da cui scaturì il più semplice nome "Art Déco". Nei giorni in cui è in atto la celebrazione della nuova edizione del Retromobile a me sempre tanto caro, qui una anticipazione di ciò di cui parlerò nelle prossime settimane. Anche se ci sono mostre a tema di attuale o imminente realizzazione che potranno dire di più. Mi riferisco a Milano per "Il trionfo della modernità" dell'imminente 27 febbraio, non mortificando la valenza de "Il Tempo del Futurismo" attualmente in corso a Roma. Quale sia il legame è piuttosto semplice. La mostra parigina che quest'anno compie cento anni, era già stata ideata nel 1907, progettata pochi anni dopo e bloccata sul nascere per colpa dello scoppio della Grande Guerra. Molti fermenti sono stati resi inattivi per un tempo su cui val la pena spendere qualche pensiero.
1 febbraio 2025. De imaginibus virginum, o invettiva delle raffigurazioni in generale di persone: ora come allora. Sempre più spesso si grida allo scandalo di ritratti, più o meno animati, di contemporanea utilità acquisibili tramite siti digitali che, sino alle recenti auto censure degli stessi social media, consentivano l'uso di filtri di facile ed immediata applicazione ed esponevano al pubblico ludibrio persone geneticamente diverse, sempre più simili tra loro per via delle accomunanti fattezze determinate da ingentilimenti digitali a basso costo e ad alta resa.
Si potrebbe pensare che sia un mal costume recente, ma dove l'occhio, ed il cervello, non arriva nell'immediato, spesso ci arriva grazie al pensiero consolidato! L'usanza è vecchia come l'uomo, anzi è insita in esso, perchè serve come reclame e come forma di imposizione su tutti gli altri. Chi si mostra attacca, aggredisce con il proprio ideale di bellezza o di visibilità imperfetta, ma costante e puntuale nell'obiettivo di essere, che poi è solo un apparire. Chi invece si cela non ha solo rispetto per se stesso, lo ha anche per gli altri nei cui confronti non vuole operare alcun tipo di turbativa, esponendosi. Ma se così, in due parole, ho voluto intendere il motivo per cui penso che sempre più spesso a mostrarsi siano solo narcisisti e peripatetici (questi ultimi in senso non aristotelico), oltre ai mestieranti dell'immagine, ben inteso; penso anche che non è storia dei nostri soli giorni. Cambiano le modalità, cambiano i media. La velleità d'esporsi, senza pensare ai risultati ottenuti, è cosa di sempre.
Se quindi oggi si azzardano effimere distinzioni tra VIC, quali consumatori importanti per le case di moda, rappresentanti appena l'un per cento dei clienti del lusso, che non hanno necessità di star dinanzi ad un dispositivo dispensatore di icone, contrapponendo ad essi gli amati e vituperati VIP che invece necessitano di annaspare appresso ad ogni scatto, nella loro "libertà" lavorativa condizionata a consensi in milioni di visualizzazioni, interazioni e condivisioni; quello che qui rappresento per immagini d'epoca vuole stigmatizzare e ritrarre la residua porzione, la più cospicua per numero di utenti, di questa prima contrapposizione. Non il VIC, non il VIP, ma il VPM (Very Poor Man, o come lo si voglia chiamare) senza ulteriori accezioni che potrebbero essere fuorvianti.
In queste prime due immagini in formato cartolina, che arrivano dalla Grande Mela dei primi anni dello scorso secolo, si scorgono alcuni limiti dell'ostentazione, che solo chi viveva al di sopra di certi ambiti poteva immediatamente scorgere. Qui le persone ritratte non appartengono a nessuna delle due fattispecie. Le immagini volevano però impressionare chi non era in grado di capirne a primo sguardo la simulazione, quindi le sottospecie di genere, i familiari lontani non avvezzi a certi lussi da grande metropoli, sortendo così l'effetto di assecondare l'intento che aveva convinto i committenti a mettersi in mostra. Non certo chi a quel benessere ostentato era abituato, sgamandone subito il tentativo. Chi pensa ai recenti fatti di Roccaraso, non sbaglia, ma commette peccato!
Si tratta di immagini realizzate in gabinetti fotografici allo scopo di unire il committente alla propria famiglia, quella presente nella figurazione acquisita e quella lontana, desiderosa di crear quel collegamento di ritratto, aspetto consono all'apparenza che si desiderava mostrare. La prima delle due foto è più ingenua, non solo per l'esecuzione comune alla seconda all'interno di uno studio che ha uno sfondo pitturato a mano, ma anche per la copiosa presenza di persone ritratte, in un veicolo che a stento li contiene. I tempi di esposizione parlano chiaro: automobile perfettamente a fuoco, in quanto unica parte fissa e stabile all'interno della organizzata cornice, quindi unica parte immobile, a dispetto del nome, rispetto ai restanti volti, in entrambe le immagini, invece più tenui ed allampanati.
Guardiamo adesso un'altro scatto coevo ai primi in cui "La bella Otero" viene immortalata alla guida di questa notevole Panhard & Levassor, all'aria aperta, fuori da studi di posa, in compagnia di benestanti signori, uno dei quali abbondantemente pellicciato. Da quest'ultimo particolare si scorge l'inganno di chi potesse essere stato il vero guidatore prima della composizione di questo scatto. Quel che è certo che per la conturbante galiziana che fece invaghire di se regnanti di mezza Europa, non si sarebbe trattato nè della prima nè dell'ultima automobile su cui sarebbe stata raffigurata; certamente che avrebbe potuto usare, lei o chi per lei, per gli scopi più vari.
Ma forse gli sfondi dei grattacieli di Dubai e le supercar costituiscono oggi gli stessi artefatti gabinetti di posa di un tempo. Sarà la consolidata consapevolezza di chi ci succederà tra 100 anni ad avere le idee più chiare. Potranno anche contare su contenuti di dialoghi e sottotitoli generati automaticamente a fare da completamento, rispetto a scarne foto in bianco e nero prive di movimenti, sempre a voler escludere quelli impercettibili degli impressionati su lastra che si sono così resi evenescenti, prima ancora di non essere niente di ciò che volevano mostrare.
26 gennaio 2025. Saran pur moderni gli architetti in quanto ispiratisi ad Alighiero Boetti! Se fossero stati contemporanei avrebbero trovato migliori succedanei?
17 gennaio 2025. La marcia in avanti a dispetto di tutti i freni.
11 gennaio 2025. La velocità ed il tempo a ritroso.
Per chi avesse voglia di rileggere quanto scritto negli ultimi anni, è pregato di cliccare sui rispettivi link
Immagini e testi di questo blog sono
di esclusiva proprietà di Giovanfranco di Giunta. Ogni diritto è riservato.